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6 giugno 2003
“… stiamo percorrendo la mitica skeleton coast, famosa per i relitti delle navi, la strada corre tra le dune e l’oceano in un paesaggio surreale. Purtroppo è una giornata nebbiosa e umida come ce ne sono tante in questa zona, che rende tutto ovattato. Arriviamo a Terrace Bay, ultimo avamposto di civiltà prima del nulla più totale, alcuni bungalow e un locale ristorante affacciati sull’oceano, ci fanno sentire alla fine del mondo…”
(Max)

10 ottobre 2003
“… siamo a Sossusvlei, non possiamo accontentarci di guardare come spettatori, vogliamo “vivere” almeno un po’ questo immenso deserto e quindi, nonostante possa apparire un po’ faticoso, decidiamo di salire sulle dune risalendo il costone battuto dal vento. Già dopo mezz’ora di cammino volgendo lo sguardo intorno, non vediamo altro che dune di sabbia che con il vento cambiano forma e dimensione. Ci sediamo e in silenzio vediamo, con il passare del tempo, i colori e le ombre che cambiano regalandoci bellissime emozioni. Non è un deserto morto, piccoli cespugli ci fanno capire che c’è vita, una vita dura che dipende dalla poca umidità del mattino…”
(Giò)

18 settembre 2002
“… ci siamo, siamo a Sesfontein da ieri e oggi partiamo per la visita dei villaggi Himba quel fiero popolo seminomade le cui donne continuano a conservare le loro tradizioni vestendosi di pelli di capra e cospargendosi il corpo con un impasto fatto con burro o vaselina a cui viene aggiunta una polvere di pietra rossa che dona loro quel colore unico e inconfondibile.
Arriviamo al primo villaggio, la curiosità è molta, non vediamo l’ora di vedere dal vivo quelle splendide donne le cui immagini riempiono l’immaginario collettivo.
Non è facile superare un certo imbarazzo, siamo loro ospiti, abbiamo portato dei doni (farina, zucchero, vaselina ecc.), ma ci sembra comunque di invadere la loro privacy.
Ci accolgono con entusiasmo, eseguono danze tipiche solo per noi e scopriamo subito che sanno di essere donne bellissime e sono davvero molto vanitose, sono felici di essere fotografate e soprattutto riprese con la telecamera per potersi poi rivedere.
Guardandole ci si accorge di quanto siamo diversi, ma che il nostro non è l’unico modo né il migliore di vivere…”
(Simo)

6 agosto 2002
“… Finalmente il nostro, tanto atteso, primo giorno nel parco Etosha. Sveglia all’alba e partenza all’apertura dei cancelli per il safari.
E’ presto, ma l’emozione e l’attesa sono tante e cancellano ogni pigrizia. Arriviamo alla pozza di Rietfontein , ci siamo soltanto noi ancora (c’è chi ha scelto altre pozze, chi nonostante tutto ha indugiato e poltrito un pochino…) e veniamo premiati… a non molti metri di distanza dalla nostra macchina c’è una leonessa sdraiata tranquilla che allatta 3 cuccioli di poco più di un mese, li vediamo benissimo, sono piccoli gattoni ancora “stropicciati” che come i cuccioli di uomo cercano le coccole e il calore della mamma.
Questo incontro, per le sensazioni che regala, ci ripaga del sacrificio della levataccia…”
(Sabri)

5 settembre 2001
“… dopo Km di strada sterrata arriviamo a Sossusvlei, è l’alba, siamo circondati da dune di colori indescrivibili, mentre l’aria è ancora frizzante, il cielo si colora e comincia una nuova giornata nel deserto… Viviamo emozioni uniche, ma quella che prevale è il senso di impotenza di fronte a quel mare di sabbia…”
(Roby)

16 luglio 2001
“… il viaggio ogni giorno ci regala qualcosa di nuovo. Oggi arriviamo a Sesfontein nel Damaraland dove ci aspetta la ricerca degli elefanti del deserto. Elefanti che vivono in condizioni estreme in un territorio arido che offre loro davvero poco. Non sono molti e vederli non è sicuro ma ci proviamo. Trascorriamo buona parte della mattinata seguendo le tracce percorrendo fiumi secchi al di fuori delle piste e improvvisamente ne vediamo un paio. Appaiono leggermente diversi dagli elefanti “tradizionali” sono un po’ più alti e un po’ più snelli (per quanto possa esserlo un elefante). Mangiano quello che trovano (che non è molto) qualche foglia dai rami degli alberi e un po’ di erba ormai secca. Sono molto rispettosi dell’ambiente che li circonda, non distruggono mai un albero, pare sappiano che è prezioso e che è tutto ciò che hanno. Li osserviamo in religioso silenzio alla dovuta distanza consumare il loro pasto frugale e quando se ne vanno lungo il fiume polveroso ci lasciano con sensazioni contrastanti: invidiamo la loro assoluta libertà anche se rimane un po’ di ansia per questa loro vita un po’ precaria legata così tanto a quell’ambiente così povero di risorse…”
(Marco)

12 giugno 2001
“… dopo Swakopmund ci dirigiamo verso Cape Cross, famoso per la sua colonia di otarie.
Mi aspettavo di vederne molte, ma quando scendo dall’auto e mi avvicino mi rendo conto che il numero di otarie presente sulla costa è infinitamente superiore ad ogni mia aspettativa.
E’ un spettacolo difficile da descrivere. Migliaia e migliaia di otarie coricate sulla spiaggia tranquille, che dormono, allattano, giocano… e in lontananza quelle più “attive” che pescano nell’oceano freddissimo.
Le foto non si contano, tutti scattiamo senza ritegno, i soggetti preferiti sono i cuccioli che prendono il latte dalle mamme, i giovani che dormono appoggiati su una pietra a mo’ di cuscino, i grandi maschi sulla costa. Ad un certo punto mi accorgo che in mezzo a loro si aggirano furtivi gli sciacalli in cerca di piccoli cuccioli morti, che purtroppo non mancano.
Non è un bello spettacolo vedere gli sciacalli che gironzolano e si fermano davanti a queste piccole otarie morte, ma la vita in africa è così e non si può spezzare la catena in cui la morte di uno è la vita di altri…”

4 giugno 2001
“… è il terzo giorno nel parco Etosha, ci attende di nuovo una levataccia, la sveglia è ben prima dell’alba, ed eccoci di nuovo davanti ai cancelli del campo in attesa che aprano. Siamo la prima macchina e dietro di noi lentamente si forma una piccola coda. Finalmente partiamo e decidiamo di ritornare alla pozza di Okondeka dove già la sera prima avevamo visto un branco di leoni in un banco di sabbia. Percorriamo questa ventina di km incuranti della splendida alba africana ansiosi di arrivare con la speranza di trovare ancora i leoni. Fantastico!! Ci sono ancora! Un branco di 4 femmine e 5 giovani (1 anno circa) sono nei banchi di sabbia a pochi metri da noi. Spegniamo la macchina e per 1 ora intera in questo angolo d’Africa in cui noi siamo solo ospiti, abbiamo la fortuna di poter assistere in completa solitudine ai giochi dei giovani leoni tra di loro e alla socializzazione delle femmine, siamo in mezzo a loro ma è come se non esistessimo, come se noi e la nostra macchina facessimo parte del paesaggio e questi splendidi animali avessero deciso di farci un grande regalo. Purtroppo l’incantesimo si spezza, con l’arrivo di un’altra auto e il sole che si alza i leoni si allontanano per coricarsi in disparte all’ombra...”
(Mary)

6 maggio 2001
“… siamo nel parco Etosha, è ormai il nostro terzo ed ultimo giorno di safari, ci sentiamo ormai “esperti”. Partiamo all’alba come sempre, carichi di entusiasmo e di aspettative, sappiamo che non tutti i giorni possono essere ricchi di incontri, ma non ci pensiamo.
La mattinata è ormai trascorsa, è ora di rientrare al campo per la pausa pranzo, non abbiamo visto nulla di particolare (anche se non si può mai dire di non vedere niente). Siamo un po’ delusi, ma non molliamo, ripartiamo nel pomeriggio alla ricerca…
Anche il pomeriggio non è ricco di emozioni. Pazienza fa parte del gioco… Rientriamo verso il campo e all’improvviso l’incontro: sul lato della strada in un avallamento del terreno vediamo una mamma iena con 2 cuccioli che giocano. Ci fermiamo, purtroppo abbiamo pochi minuti per non rischiare di arrivare tardi al campo, ma li viviamo appieno e tutti pensiamo che l’Africa, in fondo non delude mai…”
(Marco)

8 luglio 2000
“… il nostro viaggio prevede un po’ di più dei classici tour, ed eccoci infatti in una zona, forse non molto conosciuta e frequentata, ma che per gli amanti del deserto, della solitudine e del silenzio, da sola vale il viaggio: la namibrand nature riserve. Arriviamo dopo molti km di strada sterrata. Ci sistemiamo in un campo tendato fisso realizzato direttamente sulle dune, dotato di ogni confort, compreso un ristorante con un servizio degno dei locali più raffinati. La notte è molto molto fredda e al risveglio capiamo perché; uscendo dalle nostre tende per assistere all’alba scopriamo con sorpresa che le dune sono bianche di brina, istintivamente facciamo qualche passo e ci sembra di camminare su una torta appena sfornata che scricchiola ad ogni passo…”
(Monica)


12.10.2005 pozza di Goas-Etosha

"Il vento si rafforza e solleva una densa nuvola di sabbia.
La natura si fa sentire, vedere ed ammirare.
In Namibia e' tutto "di piu'", anche l'urlo selvaggio della natura che ti avvolge, togliendo ogni cosa alla vista umana e costringendola ad aspettare.
Aspettare i SUOI tempi e non quelli degli uomini.
Aspettare i tempi senza tempo, dove un attimo puo' costare una vita ed un giorno puo' lasciare l'incanto immutato.
Mentre la sabbia si solleva lentamente........."

14.10.2005
Abbiamo appena finito il safari piu' indimenticabile!
Eravamo in formazione ridotta a causa della stanchezza di alcuni.
Dopo un po' di tempo passato ad una pozza senza ombra di animali, tentenniamo.......restare o tentare la fortuna altrove?
Ivan propone di restare ancora alcuni minuti e la sua, si rivelera' la scelta giusta.
Un altro insegnamento da questa terra meravigliosa: mai avere fretta, mai pensare che dove ora non si vede nulla dopo pochi istanti non si possa magicamente materializzare un animale.
Loro, i leoni che, con una sorta di processione che a noi pareva infinita si avvicinavano alla pozza. Sembravano non finire piu' e straniti ne abbiamo contati undici. Undici leoni, tra femmine e cuccioli.
Io ed un' altra compagna non siamo riuscite a trattenere l'emozione.
Undici leoni che bevono, giocano, corrono, si coricano.
Uno spettacolo indimenticabile.
Eravamo paghi, coscienti della grande opportunità che la "pazienza" ci aveva donato.
Quando stavamo per partire, per arrivare in tempo alla chiusura dei cancelli......l'ultima grande sorpresa. LUI, IL MASCHIO. Il maschio che non si e' concesso alla nostra vista, ma che ha fatto sentire la sua voce
Richiamava il branco"

04.10.2005 ore 03.15
Mi sveglio nella tenda da mille e una notte di Wolwedans con l'esigenza di andare in bagno........tentenno un po', sia per il freddo che regna fuori dal letto che per un piccolo timore....ma la natura chiama e freddo e timore si vincono.
Dopo il primo attimo esco dalla tenda e rimango in cantata.
Mi trovo in mezzo al deserto, in mezzo al nulla ed al centro dell'universo ....contemporaneamente.
Mi ritrovo avvolta da un'aria che sa di vita, da un cielo stellato che mai avrei pensato di poter vedere....sembra quasi di poter accarezzare la via lattea..........nonostante l'aria frizzante non sento freddo, incantata come sono da quello spettacolo straordinario. Per arrivare al bagno ci sono pochi passi da fare e faccio in modo che si prolunghino il
piu' possibile.......quasi quasi , varrebbe la pena vegliare questo cielo per tutta la notte.....che strano essere fuori dal mondo e sentirsi, allo stesso tempo, al centro di esso...."